Di solito si pensa che i media scrivono “per vendere”, ma forse nei giornali italiani non e’ cosi’.
Sopra vedete le ricerche effettuate su google, mentre sotto le citazioni dei media tenuti sott’occhio da googlenews. Interessante notare come fra gente e organi di informazione le preferenze su chi informare siano diametralmente opposte….
In un suo discorso, Antonio Di Pietro ha detto che il PD di Veltroni, nel prendere le distanze dall’Italia dei Valori non volta le spalle al “partito delle mani pulite”, ma al paese reale e agli elettori dello stesso PD. Gli elettori sono stanchi della casta, del sovvertimento costituzionale e di una politica che non si occupa del paese. Li’ per li’ l’ho presa come una frase da comizio. Oggi pero’ leggo su Repubblica (giornale non certo filo-IdV, come tutti i giornali, del resto) dei dati quasi sconvolgenti:
Il sondaggio ribalta invece il verdetto delle urne per quanto riguarda l’opposizione, regalando all’Italia dei valori una fiducia del 47% e un +2% rispetto a giugno, guadagnato probabilmente grazie alla mobilitazione di piazza Navona. Un valore molto più alto del 34% (-2 rispetto al mese precedente) raccolto dal Partito democratico.
A questo punto, dire che la gente e’ stanca riduttivo: gli italiani sono stufi marci. Se il PD continua cosi’ – inciucioso e “diversamente concorde” – le prossime elezioni se le giocheranno Berlusconi e Di Pietro.
cheppalle i postpessimisti da vecchio trombone! cheppalle!! chestrapalle e aripalle!!!
li odio, non li voglio scrivere, mi fann’ shkif’ vi dico!
Ogni volta e’ la stessa storia: mi metto a scrivere solo quando sento un impulso irrefrenabile a gridare al mondo (che per approssimazione viene rappresentato dai miei 2 lettori, di cui uno e’ il googlebot e l’altro mio padre). Invariabilmente questo impulso origina da un moto di ribrezzo che mi sale nelle vene e mi formicola nelle mani fino a conquistare la punta delle dita. persino del pollice che poveraccio verra’ coinvolto si’ e no un tasto ogni venti. e ogni volta mi vengono le immense banalità del pessimista cronico, del saccentello scettico, del vecchietto da bar che ce l’ha col governo-ladro-politici-corrotti e col caldo-torrido-che-quest’estate-non-si-respira. quello sdentato che se ne sta seduto davanti alla cronaca nera del Tirreno e inveisce un po’ contro tutti che se fosse per lui.
Insomma, possibile che la lettura delle notizie di oggi mi trasformi ancora una volta – come una specie di Hulk al contrario – nel mio tanto odiato vecchietto rompiballe? Eppure e’ cosi’. Mi sembra che l’Italia torni indietro: Berlusconi da presidente del consiglio spinge per una legge erga omnes che in realta’ mira a bloccare il suo di processo. E il bello e’ che sia lui che i suoi deputati lo ammettono (es. Quagliariello – intervista di oggi al Messaggero).
E allora l’opposizione si oppone e gli altri (1 e 2) gridano alla “vecchia” sinistra. E la “vecchia” sinistra che fa? Alza il telefono e chiama la “stravecchia” sinistra…
Addio riforme: bloccati di nuovo in un vicolo cieco.
Questa volta a cimentarsi è Neri Marcoré nei panni di Ligabue, sulla falsariga di “Certe notti”. Fra l’altro, il testo dice una cosa che si è detta anche qui: “Hai voluto la bici, ma dove ti porta lo decide lei!“
E’ proprio così.
Altre perle:
“E ci posson stare tuuttiiii, dentro ’sto piddìììì, chiama pure Beeerlusconiiii, la moglie è già quiiii!” [Si riferisce all'invito che Veltroni ha rivolto a Veronica Lario].
“Tutti i voti son buoni, se li danno a noi, ci vediamo da Vespa prima o poi!“
La migliore spiegazione sul DOVE VA il Partito Democratico l’ha data Luca Ricolfi su La Stampa, con un editoriale di oggi intitolato “Rivoluzione di nascosto”. Ne riporto un pezzo (con enfasi aggiunte) e poi commento.
L’idea base del partito democratico dovrebbe essere quella di aprire i partiti alla società: cercare di uscire dal modello del partito chiuso (al cui interno si assiste ad una perenne lotta di potere) e rendere contendibili tutte le cariche interne. Questo consentirebbe di far uscire l’Italia dal circolo vizioso del clientelismo che blocca ogni riforma (economica e istituzionale) e quindi tarpa lo sviluppo ed il suo corollario, l’equità sociale. Le primarie così come impostate da DS e Margherita servono a questo? No, perché le liste sono bloccate e nelle liste collegate al candidato-designato – che avrà la maggioranza – ci sono tutti i vecchi quadri dei due partiti fondatori, più qualche star – come scrittori e attori famosi – messa lì per tirarsi dietro i voti degli indecisi (o dei disinformati). Si usa cioè lo stesso trucchetto usato da tutti i partiti per le elezioni politiche.
Qual è l’errore: ricandidare i quadri? Assolutamente no. L’errore è far eleggere il segretario di partito. In questo modo la si butta sul personale e si perde di vista la vera battaglia di queste ore: il rinnovamento dei partiti. Non cambia assolutamente niente se alla guida del partito c’è Veltroni, la Bindi, Letta o persino Schifani! Chiunque sia il leader, quello che conta è ciò che avviene sotto, nelle segreterie locali e in quella nazionale. Se nasce un partito davvero nuovo, creato dalla società civile e quindi aperto e contendibile, finirà l’antipolitica perché la politica sarà finalmente in grado di dare risposte. Ma se si butta fumo negli occhi della gente, chiedendogli se vogliono Veltroni o la Bindi, si pone la domanda sbagliata. Uno skipper può essere il n. 1 del mondo, ma se gli viene dato un canotto, non può fare la traversata atlantica.