Incredibile ma vero: e’ uscito oggi un editoriale di D’Avanzo che condivido in pieno.
D’Avanzo polemizza apertamente col Corriere, i cui editorialisti, invece di difendere la Costituzione dagli attacchi della maggioranza in tema di giustizia, fanno complicatissimi ragionamenti che in una parola potremmo definire cerchiobottisti.
D’Avanzo invita il Corriere ad uscire allo scoperto. La maggioranza, per salvare il premier dalle sentenze (s)venture, propone le seguenti modifiche in campo giudiziario: fine dell’obbligatorietà dell’azione penale; separazione della funzione requirente da quella giudicante; ridimensionamento del Consiglio superiore della magistratura.
Dopodiche’ l’editorialista di Repubblica si chiede: davvero il Corriere, che ultimamente si produce in complesse teorizzazioni benpensanti a difesa della linea del premier, crede che per risolvere i mali d’Italia si debbano disapplicare i seguenti articoli della Costituzione: 104 (“La magistratura”, pubblico ministero incluso, “costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”); 107 (inamovibilità dal grado e dalla sede); 112 (obbligo d’agire)? Col risultato di avere dei megistrati che stanno al guardasigilli come i prefetti stanno al Ministro dell’Interno? Per giunta in un paese dove uno dei pochi dati incontestabili e’ la diffusa corruzione del sistema politico? E chi dovrebbe indagare su questo cancro, una volta finita l’autonomia della magistratura? Anche ammesso che esista una congiura delle “toghe rosse” contro il premier, per azzoppare questa congiura e’ giusto azzoppare lo stato di diritto?
Pubblicato da eurodillo
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