Appesi a un filo

5 Febbraio 2008

Caro blogghettino abbandonato,
è un po’ di tempo che da qui non son passato!
Ma ora che ho liberato un po’ di tempo
ecco che ritorno di nuovo in campo!

Con queste patetiche rime comincio la mia vita da blogger-dottore, o dottor blogger, che dir si voglia :)

Iran senza internet

In questi giorni, sono rimasto particolarmente impressionato dalla notizia che internet in Medio oriente e in Asia meridionale ha subito notevoli rallentamenti, mentre l’Iran ad un certo punto pare sia rimasto completamente senza. Motivo: qualcuno o qualcosa ha spezzato i cavi sottomarini della fibra ottica che passano dal Canale di Suez. Le cause non sono state ben acclarate. Le ipotesi sono due: tempesta o navi che trascinavano le proprie ancore.

Qualunque sia la causa, la notizia ci ricorda che internet è appesa a un filo, che si può spezzare in un qualunque momento! Internet è una rete neuronale allargata all’umanità, ma come il cervello fabbrica idee “immateriali” a partire dalla materia (le cellule neuronali), anche la rete globale è prima di tutto un’infrastruttura fisica con i suoi limiti… Insomma, l’uomo è Pensiero e Materia.

Lo so lo so: è banale, ma io tendo spesso a dimenticarmene!

» Effects of Fibre Outage through Mediterranean

» Third undersea cable reportedly cut between Sri Lanka, Suez


Mondo islamico: da un estremo all’altro

17 Dicembre 2007

In Arabia Saudita, le donne sono trattate peggio che in Iran (anche se la differenza ormai non è abissale)… ma questo non lo si sente mai dire. Una notizia di oggi fortunatamente fa luce su questa realtà, che avevo anche sentito raccontare in prima persona anni fa a Grenoble, da un ingegnere che aveva lavorato in Arabia Saudita (per Nokia, se non erro). L’Arabia Saudita è una specie di paese-incubo à la 1984: tecnologicamente avanzato e ricchissimo, ma con norme medioevali, o forse peggio. Rigida separazione dei sessi (tanto che molti uomini alla fine si danno all’omosessualità) e donne trattate come fossero bambini (non possono guidare e hanno bisogno del permesso di un uomo per poter fare moltissime cose, come viaggiare).

A proposito di mondo islamico: ho scoperto che il presidente dell’Iran, Mahmoud Ahmadinejad, ha un blog. Con commenti non censurati. In compenso però c’è anche una lettera di una “madre americana” di un soldato morto in Irak, una lettera che puzza orribilmente di fake, per via dei palesi errori stilistici e di grammatica. Comunque, Ahmadinejad si fa fare addirittura dal suo staff delle statistiche sul contenuto dei commenti (non avendo il tempo di leggere), e le consulta periodicamente. Insomma, va a finire che il presidente iraniano è più moderno del presidente italiano. Beh, per lo meno in fatto di comunicazione è così. Tra l’altro il blog di Ahmadinejad sembra un pò un blog tipo quello di Mastella: aggiornato molto raramente, ma con contenuti pensati veramente da lui.


Shalom

28 Novembre 2007

Ieri ad Annapolis (USA), israeliani e palestinesi hanno avviato i negoziati per un accordo di pace. Il negoziato di Annapolis è visto positivamente da qualcuno (editorialista del Washington Post) e con disincanto da qualcun altro (Friedman del New York Times).

A me ha colpito il fatto che mentre Olmert parlava, l’unica parola ebraica che ho capito è stata “pace”. E’ la parola più conosciuta della lingua ufficiale di uno stato che è perennemente in guerra.