C’e’ primo ministro e primo ministro

8 Agosto 2008

Il primo ministro israeliano Olmert, indagato per corruzione (siamo solo alle indagini preliminari) si e’ dimesso pronunciando le seguenti parole:

“Sono fiero di appartenere a uno Stato in cui un premier può essere investigato come un semplice cittadino. Un premier non può essere al di sopra della legge, ma nemmeno al di sotto. Se devo scegliere fra me, la consapevolezza di essere innocente, e il fatto che restando al mio posto possa mettere in grave imbarazzo il Paese che amo e che ho l’onore di rappresentare, non ho dubbi: mi faccio da parte perché anche il primo ministro dev’essere giudicato come gli altri. Dimostrerò che le accuse di corruzione sono infondate da cittadino qualunque. Errori ne ho commessi e me ne pento. Per la carica che occupo ero consapevole di poter finire al centro di attacchi feroci. Ma nel mio caso si è passata la misura”.

Qualcosa di simile sulla sponda nord del Mediterraneo non credo che la sentiremo mai… consiglio la lettura di questo articolo di Travaglio.


Bruno Tinti su Lodo Alfano

14 Luglio 2008

[...] non si deve dimenticare che anche le Alte Cariche dello Stato sono comuni cittadini; anche loro conducono, nei momenti lasciati liberi dalle alte funzioni che ricoprono, una normale vita di relazione. Si innamorano, si sposano, concepiscono e partoriscono figli, tengono animali di compagnia, guidano l’automobile, l’aereo, l’elicottero, le barche, a vela o a motore che siano; in qualche caso svolgono professioni: sono medici, ingegneri; in altri casi sono imprenditori e posseggono aziende. Insomma, sono Alte Cariche ma restano uomini che vivono nel mondo. [...] Se insomma [le Alte Cariche] commettono uno dei tanti reati che non hanno nulla a che fare con le funzioni proprie della loro Alta Carica Politica e per i quali tanti cittadini ogni giorno vengono sottoposti a processo?
Secondo il lodo Alfano non gli deve succedere nulla; perché l’unico modo per governare serenamente e pacificamente il Paese è una licenza a delinquere. E insomma l’interesse pubblico avanti tutto.

Ma poi, come le tuteliamo le vittime dei reati commessi dalle Alte Cariche dello Stato?
Beh, dice il lodo Alfano, prima di tutto c’è il processo civile; e poi il giudice può acquisire le prove non rinviabili.
Trattasi di una bufala.

Per continuare a leggere, ecco il post di Bruno Tinti sul Lodo Alfano.


Intervento di Salvatore Vassallo alla Camera dei Deputati (discussione su Lodo Alfano)

11 Luglio 2008

Vassallo e’ stato mio professore e il suo primo intervento in Aula e’ interessante proprio perché viene da uno scienziato della politica e si vede (a volte parla come un libro stampato, ma il tecnicismo e’ cosa apprezzabile nel deserto tecnico che e’ il Parlamento italiano).

[...] Anche grazie alle scelte compiute dal Partito Democratico prima, durante e dopo le elezioni, sarebbe stato possibile costruire in questa legislatura una pratica politica nuova, con un Parlamento meno frammentato, un Governo che gode di un mandato chiaro dagli elettori e di una larga maggioranza e un’opposizione egualmente forte e istituzionalmente leale; sarebbe stato possibile superare la logica delle contrapposizioni pregiudiziali, pur nel riconoscimento delle differenze, anche notevoli, sull’indirizzo politico contingente.
Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio nel suo discorso di investitura e le stesse dichiarazioni del Presidente Fini nel momento in cui ha assunto la carica di Presidente di questa Assemblea contenevano un’enfasi particolare sulla necessità e sull’opportunità di un dialogo costruttivo sulle regole del gioco. Alla prima prova, però, in cui si discute di una delicatissima regola del gioco istituzionale, la maggioranza e il Governo hanno dimostrato di essere largamente inadatti al ruolo che si erano assegnati. È evidente a tutti che l’agenda parlamentare delle ultime settimane sia stata dettata non da statisti con una visione compiuta del disegno istituzionale e dei suoi necessari equilibri, ma da colleghi della maggioranza, eccellenti professionisti nel loro campo, che sono anche – o prima ancora – avvocati difensori del Presidente del Consiglio nei procedimenti giudiziari che lo coinvolgono.
È un fatto ovvio, palese a tutti e in alcuni casi apertamente dichiarato in Transatlantico, che l’agenda parlamentare sia stata dettata dai tempi delle inchieste che coinvolgono l’onorevole Berlusconi [...].


Intervento di Giovanni Battista Bachelet alla Camera dei Deputati (dibattito su Lodo Alfano)

11 Luglio 2008

Seduta n. 31 di mercoledì 9 luglio 2008 \ Resoconto stenografico

[...] Rivendico, però, il diritto di esprimere qui in Parlamento e anche in piazza, tutta la mia contrarietà a provvedimenti che hanno come unico scopo quello di garantire l’impunità al Presidente del Consiglio, come hanno fatto ieri, a piazza Navona, Moni Ovadia, Rita Borsellino e la stragrande maggioranza degli altri oratori che questo stesso concetto hanno espresso in modo civile e sobrio.
Nel dibattito di ieri e oggi, qualcuno ha richiamato i terribili anni di Tangentopoli. Qualcuno è andato anche più indietro ricordando Moro, Ruffilli e mio padre come martiri della democrazia. Anch’io e anche la mia famiglia pensavamo a questi martiri quando le banconote del Pio Albergo Trivulzio volavano giù dai balconi di Milano, quando si parlava di «conto protezione» e dai divani di ministri e sottosegretari emergevano a sorpresa banconote al posto delle piume. Pensavamo a questi martiri e ci chiedevamo: era questa la Repubblica per la quale poliziotti, carabinieri, magistrati, giornalisti, sindacalisti e anche i nostri erano morti? Anche in quegli anni alcuni vedevano il problema nei magistrati: si domandavano sgomenti come uscire da Tangentopoli ma un politico di primo piano, Mino Martinazzoli, che allora aveva una grande responsabilità disse: «Da Tangentopoli si esce smettendo di rubare» e, ad alcuni di noi, questo semplice concetto piacque molto, parve molto convincente. Ma comprendiamo che ad altri – lo abbiamo sentito più volte anche oggi – questo concetto non pare altrettanto convincente.
Sembrava che l’Italia crollasse. La politica economica del CAF ci aveva portato fuori dal serpente monetario europeo, quando nella penombra televisiva di un lontanissimo capodanno ascoltavamo con la mia famiglia un uomo già allora anziano che diceva: «L’Italia risorgerà». Quell’uomo compie 90 anni a settembre di quest’anno ma ha ancora il cuore di un ventenne [ ...]. Grazie Presidente Scalfaro, altri cento anni come questi. Se tutti fossero come lei non ci troveremmo a discutere dei provvedimenti di cui discutiamo oggi e ci occuperemmo, forse, dei veri problemi dell’Italia.


Lodo Alfano

10 Luglio 2008

Su Lodo Alfano sottoscrivo dichiarazione di Rosy Bindi (PD) in Parlamento: “è come dire che il consenso del popolo sospende il valore della legalità“.

Il tema e’ interessante. Già da un po’ mi chiedevo: ma se B. venisse condannato e dovesse andare in galera (ovviamente qua si parla per assurdo), ci sarebbe la guerra civile in Italia? I milioni di sostenitori di B. si riunirebbero di fronte al carcere con forconi e striscioni fino alla liberazione del loro beniamino ingiustamente crocifisso? E il P. se ne laverebbe le mani (grazia)?

Ovviamente B. sta per Barabba.


Una firmetta qui, un’altra qua….

10 Luglio 2008

Napolitano firma il Lodo Alfano…ed e’ tutto. Grazie e buona giornata!