Ci siamo. Domani si vota in USA.
Il vero protagonista di questa campagna elettorale e’ stato l’americano medio, alla cui rincorsa si e’ gettata anima e corpo Sarah Palin, la governatrice dell’Alaska candidata da McCain alla vicepresidenza. E’ stata soprattutto la Palin a fare riferimento costante a Joe-Six-Packs and Joe the plumber, gli everyman (uomini qualunque) americani. E a definirsi essa stessa come vicina della porta accanto, parlando di se’ ripetutamente come hockey mum.
Da qui si puo’ partire per commentare questa campagna elettorale e soprattutto la differenza nelle strategie fra le due opposte fazioni.
La sensazione che ho avuto e’ che Obama si sia atteggiato a leader carismatico. Un leader venuto dal basso, una specie di “eletto”, uno che e’ arrivato in cima con l’obiettivo di riscattare i derelitti. Ma sempre un leader, una figura predestinata che parla di se’ in termini messianici (“faremo la storia”, “e’ il vostro momento di cambiare la storia”, “dicevano che eravamo troppo presuntuosi, che non era il momento, che saremmo stati sconfitti”… cito a braccio, si tratta comunque di discorsi pronunciati con un tono fatalista diretto alla propria persona). Questo tipo di atteggiamento – costruito sapientemente a partire dall’uscita del proprio libro autobiografico, modestamente intitolato The Audacity of Hope – sembra aver pagato, perche’ e’ riuscito a creare intorno alla persona di Obama il giusto buzz (passaparola) che ha portato nelle casse della campagna democratica un mare di donazioni. Il fatto poi che Obama sia il primo candidato nero alla presidenza ha rinforzato l’aurea da predestinato del candidato democratico. La scelta di Biden come vicepresidente ha accentuato l’immagine da leader che Barack si e’ dato: Biden infatti e’ stato scelto non solo per moderare il ticket (essendo Biden un navigato parlamentare WASP), ma soprattutto in qualita’ di “esperto” politica estera.
McCain-Palin invece, strategia opposta. McCain si e’ autodefinito presso gli elettori come il reduce, l’eroe di guerra, il cittadino onesto che si sacrifica per la patria e che vuole servire il suo paese corpo e anima. McCain poi ha ripetutamente giocato la carta dell’umorismo. Fa spesso battute autoironiche e la scorsa settimana e’ andato al Saturday Night Live a ridicolizzarsi (fingeva di fare una televendita insieme ad una imitatrice della Palin, Tina Fey). Voglio dire, immaginatevi un leader carismatico come Martin Luther King che fa dell’autoironia… sarebbe il modo giusto per spengere il fuoco sacro. La scelta della running mate Palin poi rinforza la strategia dell’everyman: una hockey mum, che si atteggia a vicina di casa, che si appella a Joe-Six-Packs (figura retorica che incarna l’americano semplicione) e che e’ notoriamente un ignorante in politica estera…

Pubblicato da eurodillo
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