La politica economica di Tremonti e’ cosi’ riassumibile: dirigismo e monopoli. Ovvero combattere l’inflazione attraverso iniziative del governo invece che attraverso la concorrenza fra imprese. Non per niente Tremonti ha scritto nientepopodimenoche un libro intero contro la “globalizzazione”. [1]
Ma parliamo per fatti, che e’ meglio:
- Per combattere il caro-mutui, no a concorrenza fra banche e si a concertazione governo-associazione bancaria (ABI).
- Per povertà, no a potenziamento antitrust, si’ a “social card” e potenziamento di “Mister Prezzi”.
- Per caro benzina no a liberalizzazione della distribuzione, si a Robin Tax e alla mancata scorporazione della rete gas dall’ENI.
Messaggio chiaro.
In un’intervista al Corriere, l’ex ministro per le attività produttive/sviluppo economico Bersani bacchetta la destra per il suo deficit di liberismo. Fa notare che contro il caro-prezzi favorire i monopoli e non puntare sulla concorrenza e’ quanto meno controproducente. Tutto giusto. Ma – a parte l’ironia di un ex-PCI che da’ lezioni di liberismo (il che ormai in Italia ci può stare) – ricordo che:
- Mister Prezzi (non nominato nell’intervista, ma esempio perfetto di dirigismo) e’ un invenzione del governo Prodi;
- il governo Prodi ha rinviato la mancata vendita di Snam rete gas da parte di ENI.
Parole vuote quelle di Bersani, perché sono i fatti che parlano.
«[...] Tutte le azioni sinora messe in campo dal governo non hanno protetto dall’inflazione e quindi dall’impoverimento del continuo rialzo dei prezzi chi non può difendersi: pensionati, reddito fisso, le imprese attive nel settore dei consumi. Questi sono fatti non demagogia».
E’ un fatto che con la Robin Tax il governo abbia tassato banche e petrolieri.
«La destra usa meglio di noi parole confortevoli. Ma che stavolta resteranno parole e non funzioneranno».
Ripeto: la Robin tax non è una parola sono tasse e non per gli operai.
«Sì, ma inefficaci. Anzi che tendono a fare sì che poteri forti come i petrolieri, le banche, le assicurazioni (non ho sentito una parola su di loro per inciso) siano messi al riparo dal confronto con i consumatori, con la concorrenza».
Tornano i poteri forti?
«Certo. Il discorso che fa Tremonti è semplice: voi petrolieri, banche, vi affidate allo Stato mediatore e io vi metto al riparo. Vi accordate con me sui mutui e la portabilità dei mutui stessi di fatto va in cavalleria. Ecco gli accordi con le Autostrade, i camionisti, la Tav, l’azzeramento dell’Authority per l’energia che aveva osato mettere il naso nei bilanci dei colossi energetici…».
Sarà, ma l’Eni di Scaroni staccherà un assegno da 200 milioni per il fondo di solidarietà. E’ un altro fatto.
«Sì ma intanto gli lascia la rete del gas e la concorrenza non farà passi in avanti. E senza concorrenza l’inflazione corre. Tranne che per il governo».
[1] Globalizzazione che altro non e’, al contrario di cio’ che pensa Tremonti, se non concorrenza su scala globale (= mercati più ampi, maggiore scelta e prezzi più bassi). La concorrenza non piace alle imprese inefficienti, ma fa la gioia dei consumatori, anche di quelli (la maggior parte) che non lo sanno o che pensano addirittura che la globalizzazione sia un danno. Soprattutto, di solito la globalizzazione non piace alle élites locali, ai “potenti”, cioè a coloro che godono di rendite in un particolare mercato nazionale grazie alla chiusura dei mercati o alle regolamentazioni più o meno velatamente protezionistiche.












