Intervento di Giovanni Battista Bachelet alla Camera dei Deputati (dibattito su Lodo Alfano)

Seduta n. 31 di mercoledì 9 luglio 2008 \ Resoconto stenografico

[...] Rivendico, però, il diritto di esprimere qui in Parlamento e anche in piazza, tutta la mia contrarietà a provvedimenti che hanno come unico scopo quello di garantire l’impunità al Presidente del Consiglio, come hanno fatto ieri, a piazza Navona, Moni Ovadia, Rita Borsellino e la stragrande maggioranza degli altri oratori che questo stesso concetto hanno espresso in modo civile e sobrio.
Nel dibattito di ieri e oggi, qualcuno ha richiamato i terribili anni di Tangentopoli. Qualcuno è andato anche più indietro ricordando Moro, Ruffilli e mio padre come martiri della democrazia. Anch’io e anche la mia famiglia pensavamo a questi martiri quando le banconote del Pio Albergo Trivulzio volavano giù dai balconi di Milano, quando si parlava di «conto protezione» e dai divani di ministri e sottosegretari emergevano a sorpresa banconote al posto delle piume. Pensavamo a questi martiri e ci chiedevamo: era questa la Repubblica per la quale poliziotti, carabinieri, magistrati, giornalisti, sindacalisti e anche i nostri erano morti? Anche in quegli anni alcuni vedevano il problema nei magistrati: si domandavano sgomenti come uscire da Tangentopoli ma un politico di primo piano, Mino Martinazzoli, che allora aveva una grande responsabilità disse: «Da Tangentopoli si esce smettendo di rubare» e, ad alcuni di noi, questo semplice concetto piacque molto, parve molto convincente. Ma comprendiamo che ad altri – lo abbiamo sentito più volte anche oggi – questo concetto non pare altrettanto convincente.
Sembrava che l’Italia crollasse. La politica economica del CAF ci aveva portato fuori dal serpente monetario europeo, quando nella penombra televisiva di un lontanissimo capodanno ascoltavamo con la mia famiglia un uomo già allora anziano che diceva: «L’Italia risorgerà». Quell’uomo compie 90 anni a settembre di quest’anno ma ha ancora il cuore di un ventenne [ ...]. Grazie Presidente Scalfaro, altri cento anni come questi. Se tutti fossero come lei non ci troveremmo a discutere dei provvedimenti di cui discutiamo oggi e ci occuperemmo, forse, dei veri problemi dell’Italia.

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