Sotto il titolone del Corriere che informa dell’avvenuta sottrazione al pm Luigi De Magistris dell’inchiesta “Why Not”, campeggia un titoletto rassicurante. “Il commento di Vittorio Grevi: decisione legittima.“
Il lettore preoccupato per le sorti d’Italia tira così un sospiro di sollievo e pensa: “Meno male, non c’è nessun complotto massonico/mafioso: è semplice applicazione della legge! Ora l’illustre penalista mi spiega tutto. E vai!” Clicca sul link e si trova leggere un pezzo intitolato “Decisione legittima ma avanti l’indagine“.
Baldanzoso e forte di questa sua nuova sicurezza, l’ignaro lettore s’appresta a leggere l’editoriale di Grevi con rinnovata speme.
Grevi è molto carino col lettore, gli spiega pazientemente che:
[...] il [...] problema da porsi è di natura giuridica, con riguardo al provvedimento adottato dal procuratore generale di Catanzaro. In proposito il Codice, dopo avere escluso che il magistrato del pm possa essere ricusato (salva comunque la sua facoltà di astenersi), stabilisce però che, qualora si profilino nei confronti del suddetto magistrato determinate situazioni di sostanziale incompatibilità rispetto a un particolare procedimento, il capo della Procura debba sostituirlo. Allorché, tuttavia, quest’ultimo non vi provveda (come è accaduto nel nostro caso) è previsto che intervenga il procuratore generale, avocando le indagini al proprio ufficio.
Ok, allora la procedura è tutta giusta. Un peso in meno!
Il tutto, naturalmente, sul presupposto che a carico del magistrato del pm si sia davvero verificata una delle tassative situazioni, che per legge impongono la sua sostituzione. Tra tali situazioni vi è anche quella del magistrato che «ha interesse nel procedimento», ed è questa probabilmente l’ipotesi su cui si è fondato il suddetto provvedimento di avocazione. Anche sulla scorta, del resto, di uno specifico precedente della Corte di cassazione, secondo cui la prevista situazione di «interesse» si configura a carico dei magistrati, che siano sottoposti ad azione disciplinare per fatti relativi a un certo procedimento penale, con riguardo all’ulteriore esercizio delle loro funzioni nell’ambito dello stesso procedimento. Si tratta, all’evidenza, di una situazione corrispondente a quella in cui è venuto a trovarsi de Magistris, e che per di più risulta aggravata dalla iscrizione come indagato del ministro Mastella in epoca successiva all’avvio della iniziativa disciplinare.
Aspetta, aspetta un attimo, Vittò. Non ho capito bene. Ma stai mica dicendo che basta un provvedimento disciplinare da parte di un ministro indagato perché l’inchiesta pericolosa per il ministro stesso venga tolta al magistrato? Cioè, il ministro da solo, è in grado di creare quella situazione di “interesse” per il magistrato che rende il pm stesso incompatibile con l’inchiesta? Quindi se ho capito bene, anche se “l’interesse” ce l’ha qualcun altro, a farne le spese è il magistrato? No, dai, mica starai dicendo questo!!! (??) !!
Ma sembra altrettanto evidente che, alla base di un provvedimento così delicato, debba esservi in concreto qualcosa di più e di anteriore; altrimenti, in teoria, sarebbe fin troppo semplice — per un ministro Guardasigilli che fosse indagato — creare le premesse per la sostituzione del magistrato del pm, esercitando contro lo stesso un’azione disciplinare.
Aaah, mi pareva strano, Vittò: mica spareresti mai cazzate mondiali sulla prima pagina del quotidiano più letto d’Italia! Peccato che questa piccola precisazione del tutto secondaria tu l’abbia relegata all’ultimo paragrafino come osservazione en passant. Mi pare che questa piccola osservazione di second’ordine cambi completamente il tuo discorso. Forse hai sbagliato titolo: non volevi scrivere “decisione legittima”, ma “Decisione gravissima, se non emergono ulteriori elementi a carico di De Magistris“. Ecco, con questo titolo mi è tutto più chiaro. Grazie Vittò. Come dici? Non è finito? Ah sì, hai ragione: ora arriva la parte sulla rigorosa applicazione della legge e sulla tolleranza zero!
È in ogni caso importante che un’indagine ampia e complessa come quella promossa da de Magistris venga proseguita con il necessario rigore dalla Procura generale, anche per evitare il rischio di una avocazione che sia, come talora è accaduto in passato, sinonimo di insabbiamento.
Wow! Un vero macigno! Un affondo clamoroso in difesa del diritto, bravo!
In compenso, bisogna dare atto a Giuseppe D’Avanzo di Repubblica che la sua marcia indietro è ormai completata. Ha deciso di scrivere cose sensate.














1 Gennaio 2009 alle 8:20 pm |
…come si sa, i titoli li fanno i titolisti con la supervisione del direttore (o di chi per esso), non certo i soggetti “tecnici” (Professori o altri) che scrivono gli editoriali…
….il risultato è che spesso il titolo è difforme dall’articolo ed a volte, come in questo caso, stravolge il concetto di fondo…..