PD, quo vadis?

La migliore spiegazione sul DOVE VA il Partito Democratico l’ha data Luca Ricolfi su La Stampa, con un editoriale di oggi intitolato “Rivoluzione di nascosto”. Ne riporto un pezzo (con enfasi aggiunte) e poi commento.

[...] In realtà quel che Veltroni sta tentando di fare non è di spostare verso destra il baricentro del nuovo partito, ma di costruire una sinistra radicalmente riformatrice. Una sinistra moderna, liberale, e quindi fondata su un’idea diversa di progresso, su un’idea diversa di eguaglianza, su un’idea diversa di libertà. Il guaio è che lo fanno senza dirlo, senza spiegarlo. La loro non è una rivoluzione silenziosa, ma una «rivoluzione di nascosto», in cui ogni albero viene bruciato, ma non si vuol dire che si sta appiccando il fuoco. Ogni giorno cambiano un pezzo fondamentale del «castello culturale» che la sinistra ha costruito in oltre un secolo di storia, ma lo fanno fra un talk-show e una cena elettorale. Ti annunciano l’ultima novità con leggerezza, quasi con allegria, come se tu potessi e anzi dovessi capire al volo.

Eravamo per l’indulto? Non c’è problema, abbiamo cambiato idea. La riduzione delle tasse era una corbelleria di Berlusconi? Non vi preoccupate, ora è una cosa di sinistra. Vi abbiamo riempito la testa con il «diritto al successo formativo»? Contrordine, a scuola si torna a bocciare. La legge Biagi aveva «tolto il futuro a un’intera generazione»? Va beh, abbiamo esagerato. Vi abbiamo impartito lezioncine di senso civico ogni volta che protestavate contro le prepotenze degli immigrati? I tempi cambiano, e dei prepotenti ci siamo stancati persino noi buoni. Sono questi bruschi dietrofront che il popolo di sinistra vorrebbe capire, sentir giustificare, e che il nuovo capo del Pd finora non ha spiegato in modo chiaro. Ma potrebbe farlo? Potrebbe, visto il consenso che ha raccolto. Ma temo che non lo farà. Se lo facesse, se volesse davvero spiegare la rivoluzione liberale di cui è diventato un (convinto?) paladino, dovrebbe anche fare i conti fino in fondo con il passato della sinistra. E dire: amici e compagni, per anni vi abbiamo riempiti di stereotipi buonisti, idee semplicistiche, maxi-programmi irrealizzabili; vi abbiamo nascosto i fatti, quando non quadravano con le convinzioni che vi avevamo impartito; vi abbiamo insegnato a criticare la destra sempre e comunque, qualsiasi cosa facesse; abbiamo coltivato il vostro senso di superiorità morale, la certezza di rappresentare «la parte migliore del Paese»; per cacciare Berlusconi abbiamo contratto un’alleanza politica innaturale, che sta paralizzando l’Italia; ora però ci siamo resi conto dei nostri errori, e anche se ci abbiamo messo quasi vent’anni a capirli (il muro di Berlino è caduto nel 1989), chiediamo a voi di metterci meno tempo – molto meno tempo – di quanto ne abbiamo messo noi.

Sarebbe un discorso nobile e coraggioso, ma un minuto dopo cadrebbe il governo. Perciò, amici, rassegniamoci: finché vorrà salvare Prodi, Veltroni non potrà mai spiegare sul serio la sua rivoluzione liberale. E finché lui non la spiegherà, noi [...] ci terremo il nostro smarrimento.

Per capire come Ricolfi ci abbia preso in pieno sullo smarrimento della “base” basta navigare un pò per la rete. Per esempio, su un blog scritto da una persona di chiaro stampo alter-mondialista, come Petrolio, l’autrice si chiede “cosa sia accaduto” a Veltroni. Lei andava ad ascoltarlo parlare a scuola del figlio (si veda il commento n. 7) e lui faceva discorsi da no global, mentre ora “Anche Veltroni è diventato come gli altri androidi che ripetono incessantemente il mantra ‘crescita, liberismo, privatizzazioni’, robot che enuncia una filastrocca che non ha ormai più alcun senso e soprattutto non ne aveva per lui, prima.” E tutti i commentatori concordano con lei.

Cosa è accaduto: è accaduto che siamo nel 2007 – secolo XXI – e se i maggiori partiti continuano ad illudere la gente dipingendo un mondo che non esiste, l’Italia affonderà senza se e senza ma, travolgendo tutti. E’ una questione di sopravvivenza anche per la classe politica, perché senza crescita non c’è nemmeno redistribuzione e quindi c’è malcontento.

La cosa interessante adesso è vedere se l’operazione riuscirà. I DS – nel tentare questo salto di qualità ideologico – hanno fatto una scelta matura (anche se ipocrita perché silenziosa), l’unica scelta responsabile possibile per un grande partito di sinistra. Una scelta in cui la sinistra italiana è in enorme ritardo rispetto alla sinistra europea (si pensi a Blair e a Zapatero) e quindi una scelta obbligata. Ma ci riusciranno? La base li seguirà? Per ora, come dice Ricolfi, 10 milioni di “smarriti” sono rimasti a guardare. Siccome i voti di destra rimangono a destra, sono curioso di vedere cosa faranno questi 10 milioni.

3 Risposte a “PD, quo vadis?”

  1. giuseppe Dice:

    Cosa accadra? Niente accadrà………la Clientela il Vero e Unico e insieme Multiforme Partito Italiano continuerà a governare coi suoi quadri indistruttibili in tutta tranquillità il nostro bel paese. Mi domando: forse è bello(nel senso di umano) proprio per questo? Ogni tanto è solo necessario il restauro della facciata.

  2. eurodillo Dice:

    Ma tu guarda, Piero Ostellino sul Corriere della Sera, la pensa esattamente come te!

    Ecco qui, editoriale di oggi:
    http://www.corriere.it/politica/07_ottobre_18/sinistra_liberismo_ostellino.shtml

    Dice che la sinistra non si rinnoverà mai perché un sistema di potere (cita come esempio le coop rosse) non può rinunciare a se stesso. Sostiene velatamente che alle primarie c’è stata più affluenza al Sud perché si sono mobilitate le clientele. E qui torniamo al discorso che facevo io sullo skipper col canotto. Sarà difficile per Veltroni rinnovare se dentro c’è tutto il “vecchio”.

  3. Il liberismo è di sinistra? « eurodillo Dice:

    [...] e deve abbracciare il liberismo”. Siccome però l’obiettivo degli autori è quello di far saltare finalmente il fosso anche alla sinistra italiana, Alesina e Giavazzi non potevano certo cominciare offendendo il proprio target. Lungo il libro si [...]

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